CEP_Signore_Vicino

SCHEDA DI PRESENTAZIONE
della Nota della Conferenza dei Vescovi del Piemonte e Valle d’Aosta
sull’Esortazione apostolica Amoris laetitia di Papa Francesco

«IL SIGNORE È VICINO A CHI HA IL CUORE FERITO» (Sal 34,19)
Accompagnare, discernere, integrare.

Dopo i due Sinodi dei vescovi cattolici di tutto il mondo, che si sono tenuti nel 2014 e nel 2015 sul tema della Famiglia, accompagnati da un’ampia consultazione, Papa Francesco ha pubblicato nel 2016 l’Esortazione post-sinodale intitolata Amoris laetitia. I vescovi di Piemonte e Valle d’Aosta, in comunione con il Pontefice e accogliendone l’insegnamento, hanno elaborato nel corso del 2017 alcuni orientamenti, per dare attuazione all’Esortazione. Questi orientamenti sono pubblicati in una Nota, datata 16 gennaio 2018, dal titolo: Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito. Accompagnare, discernere, integrare.
L’obiettivo della Nota è di focalizzare l’attenzione sulla realtà della famiglia e dell’amore di coppia che ne sta a fondamento: l’amore tra l’uomo e la donna, uniti in matrimonio, che si radica sulla carità di Dio, fonte vitale dell’amore nuziale, attraverso la grazia del sacramento. La Nota, seguendo le indicazioni di Amoris laetitia, propone anche indicazioni utili per affrontare le situazioni delle coppie e delle famiglie il cui amore è ferito o sofferente. Queste coppie e famiglie sono le destinatarie della Nota, insieme alle comunità cristiane, ai preti, ai religiosi e alle religiose e agli operatori della pastorale familiare.

Le comunità cristiane sono spronate a un profondo mutamento di sguardo e di stile, perché mettano al centro l’amore misericordioso di Dio. Il Signore, infatti, si fa vicino a chi vive un amore ferito anche attraverso i gesti di prossimità delle parrocchie e delle persone che le abitano. Questo non significa considerare uguali tutte le situazioni, che possono anche essere gravi dal punto di vista morale e spirituale, ma accompagnarle sulla via di una sincera conversione.
La Nota sottolinea, anzitutto, che all’interno delle comunità cristiane sono assai preziosi tutti coloro che, ogni giorno, vivono la fedeltà nel rapporto di coppia, l’amore genitoriale, l’educazione dei giovani e la cura degli anziani, la solidarietà tra le generazioni e le buone relazioni nell’ambiente fa-miliare, perché danno un contributo impagabile alla società. Donare la misericordia dell’accoglienza con la medicina della speranza a chi ha il cuore ferito e riconoscere con gratitudine le storie positive di vita familiare non sono in conflitto.
La via per affrontare concretamente la realtà di chi vive una situazione familiare ferita o lacerata comporta tre passi fra loro connessi, che la Nota riprende dal cap. VIII dell’Esortazione Amoris lae-titia: accompagnare, discernere, integrare.

Il primo passo riguarda l’accompagnamento dei fedeli in tutte le diverse situazioni. Bisogna comprendere in primo luogo qual è la storia di ciascuna famiglia e come essa si è creata. Le storie familiari possono essere molto diverse tra di loro. Questo esige tempo e cura, buona volontà da parte di chi chiede aiuto, sapienza del confessore o padre spirituale, linguaggio vigile che escluda le rigidi-tà o banalizzi le difficoltà, comunicazione corretta e benevola che non minacci esclusioni e indichi che anche le coppie cosiddette “irregolari” fanno parte della Chiesa. Soprattutto, comporta accom-pagnamento di coppia e mai di massa, in un clima di ascolto della Parola di Dio e di direzione spirituale, in vista di una conversione che verifichi in coscienza la verità di sé e la sincerità delle scelte conseguenti.
Per questo, la Nota invita ogni diocesi a dotarsi di uno “spazio d’accoglienza”, in cui si potranno valutare le diverse situazioni, che indirizzi verso figure competenti e disponibili: una o più coppie per l’accompagnamento, un sacerdote, un referente per gli aspetti psicologici o legali, più famiglie che si facciano carico di “adottare” una coppia in difficoltà.

Il secondo passo indicato dalla Nota concerne il discernimento. Esso non è un atto istantaneo e non può risolversi nella domanda di accesso ai sacramenti, magari in occasioni particolari, ma è un percorso da parte della coppia sulla condizione e sui passi da compiere verso una conversione che porti all’integrazione nella vita della Chiesa. La coppia va aiutata a superare una lettura solo emotiva della situazione, a guarire le ferite, ad elaborare i risentimenti, a decidere le scelte nuove da fare, seguendo i cinque criteri precisi che provengono da Amoris laetitia, n. 300.
Il documento dei vescovi insiste molto sul fatto che il discernimento avviene in un dialogo disteso nel tempo, tra il sacerdote e la coppia o anche soltanto uno dei coniugi. Tale compito è affidato a tutti i sacerdoti, che possono seguire le coppie in questo cammino. Pertanto, i vescovi incoraggiano i pastori a formarsi bene su quanto indica Amoris laetitia, per svolgere con verità un ministero che esige finezza di spirito, tempo da donare, capacità di ascolto, sapienza pastorale. Se in coscienza vedo-no che il loro tempo e le loro capacità non sono sufficienti per il cammino proposto, possono inviare le coppie anche ad altri sacerdoti, indicati dalla diocesi, che con altri operatori pastorali si prestano per questo servizio così delicato e importante.

Il terzo ed ultimo passo conduce all’integrazione nella partecipazione alla vita della Chiesa. La Nota distingue le semplici convivenze; gli sposati solo civilmente; coloro che sono separati (o anche divorziati) e restano in questa condizione; i separati divorziati risposati civilmente. Nei primi due casi, l’integrazione consiste nell’accompagnare verso il sacramento del matrimonio “cristiano”, accompagnando la coppia a riflettere sulla definitività della scelta e sulla realtà del sacramento. La Nota rassicura che, per i separati e/o divorziati rimasti tali, non vi è alcun impedimento alla testimonianza ecclesiale e alla vita sacramentale. Invece, per i divorziati risposati civilmente bisogna affermare che la loro situazione non è l’ideale del vangelo e l’integrazione deve realizzarsi distinguendo tra situazioni molto diverse, senza catalogarle o rinchiuderle in affermazioni troppo rigide.

La Nota affronta anche il tema dell’accesso ai sacramenti e della partecipazione alla vita della Chiesa. In prima istanza, prende in esame la situazione di una coppia risposata civilmente, in cui entrambi i coniugi siano cristiani con un cammino di fede, proponendo, sulla scia di quanto è indicato dai vescovi della regione pastorale di Buenos Aires, esplicitamente approvato dal Santo Padre, l’impegno di astenersi dagli atti propri dei coniugi e accedere ai sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia, senza suscitare scandalo per la fede altrui. Qualora questo percorso non fosse praticabile, la Nota – aderendo alle indicazioni di Papa Francesco – parla di un percorso di integrazione caso per caso, dopo aver pregato e riflettuto a lungo e con serietà sulla Parola di Dio e sulla dottrina della Chiesa. In riferimento alla storia personale e alla condizione attuale di tali famiglie, soprattutto quando non fossero reversibili senza commettere ulteriori colpe, si dovrà valutare in foro interno il diverso grado di responsabilità personale e i gesti che possono favorire i passi per l’integrazione, col-locandoli in un serio cammino spirituale di conversione. Tra questi, Amoris laetitia ricorda anche l’aiuto dei sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia. Per quanto poi attiene alla partecipazione alla vita della Chiesa, la Nota richiama l’esigenza di discernere quali delle diverse forme di impedimenti attualmente praticati in campo liturgico, pastorale, educativo ed istituzionale possono essere superate: a questo proposito, sono date anche indicazioni pastorali sul tema dei padrini e delle madrine.

Con questa Nota, i vescovi del Piemonte e della Valle d’Aosta accolgono la sfida introdotta da Amoris laetitia per affrontare lo sforzo di una nuova evangelizzazione, di una rinnovata formazione cristiana al matrimonio e alla famiglia e dell’accoglienza di tutte le situazioni di amore “ferito”. A questa sfida sono chiamate tutte le comunità cristiane, affinché valorizzino tutti i cammini positivi dell’esperienza familiare e siano sempre più un luogo accogliente per i fratelli e sorelle che vivono un matrimonio cristiano lacerato. Perché «il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito» (Sal 34,19).

 

Il testo integrale della nota

Diocesi di Biella
Via Vescovado 10 - 13900 Biella (BI)
tel./fax
+39 015 22721
+39 015 0992195
Patrono Santo Stefano